
01-July-2008
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Villa delle Vignacce Entrando dal lato nord del Parco degli Acquedotti, appendice del Parco dell’Appia antica a Roma, ci troviamo sopra una collinetta alla cui sinistra vediamo affiorare dei ruderi. Fra questi ne campeggia uno consistente in un ambiente circolare e coperto, in origine, da una cupola. La tecnica costruttiva di quest’ultima risulta essere molto interessante: la cupola è stata infatti realizzata con delle anfore inserite nella struttura muraria, con lo scopo di alleggerirla. Tali ruderi appartengono alla cosiddetta Villa delle Vignacce, il cui nome “vignacce” deriverebbe dal termine medievale “pignatta” (riferendosi alle anfore impiegate nella tecnica di costruzione). La Villa delle Vignacce è una classica villa imperiale del suburbio di Roma del II secolo d.C, attribuita al potente e facoltoso Q. Servilio Prudente, costruttore di laterizi. La novità consiste nel fatto che già da un annetto l’ American Institute for Roman Culture sta effettuando degli scavi e sondaggi esplorativi in questa zona del parco, facendo emergere aspetti interessanti riguardanti la suddetta villa. Risulta infatti che la collinetta di cui si è detto sopra, non è altro che il seppellimento del complesso impianto termale, perfettamente conservato e articolato su più livelli (l’attuale piano di calpestio ne è solo il terzo), appartenente alla villa stessa, la quale, tra l’altro, sembra che si estenda per circa due ettari. Dal recente scavo è inoltre emersa la presenza di una tamponatura che riguarda le aperture di porte e finestre e che sembra risalire al V- VI secolo d.C. Secondo ipotesi degli archeologi che partecipano allo scavo (ma si tratta solo di congetture che attendono una verifica), ciò sarebbe collegato all’assedio dei Goti del 539 d. C. i quali, nei paraggi della villa, esattamente presso Tor Fiscale, occuparono l’interno di un area trapezoidale costituita dall’intersecarsi di due acquedotti (Claudio e Marcio), fortificandola (creando il cosiddetto Campo Barbarico). Di questa villa, sebbene non fossero mai stati effettuati scavi sistematici, si era comunque già a conoscenza. Non è un caso che, durante i lavori di bonifica dell’area interessata (durante gli anni ’60 essa era adibita a discarica comunale) furono portati alla luce diversi reperti come condutture idrauliche, rubinetteria, valvole sinfoniche oggi visibili presso il Museo della Civiltà Romana. . Non solo, nei secoli scorsi fu anche oggetto di sterri con importati rinvenimenti come la testa di Giulia Domna, moglie di Settimio Severo, le sculture della Tyche di Antiochia e del Ratto di Ganimede, ora custoditi nei Musei Vaticani. Ancora questa estate (e per fortuna) l’ American Institute for Roman Culture continuerà con i suoi scavi, e chissà che sorprese vi saranno! |