apello per il DAI Uno dei punti di incontro principali tra la cultura tedesca e l'italiana è da decenni il Dai - Deutsch archaeolgisches Institut, detto dagli amici "Germanico".
Rappresenta il cuore della cultura archeologica tedesca e la sua biblioteca è tra le più importanti al mondo per la cultura classica.
Da due anni è chiuso e non si sa la data di riapertura.
Un gruppo di archeologi sta facendo girare una lettera, sperando si trovi una soluzione. Ve la posto di seguito e spero anche o che possa srvire a muovere le acque.
Se volete potete diffondere il testo e o inviare una richiesta alle autorità competenti in materia.
Il testo della lettera.
Al Presidente del DAI - Berlino
A S.E. l’Ambasciatore tedesco a Roma
A S.E. l’Ambasciatore italiano a Berlino
Al Ministro per i Beni e le Attività Culturali
Al Sindaco di Roma
E pc. Al Direttore del DAI Roma
La prolungata chiusura dell’Istituto Archeologico Germanico di Roma ha privato la comunità archeologica italiana e internazionale di un punto di riferimento fondamentale per lo sviluppo della ricerca scientifica.
Il “Germanico”, il più antico tra gli Istituti stranieri a Roma, ha da sempre costituito, con autorevolezza scientifica, apertura culturale e capacità di confronto dialettico, la “casa madre” di riferimento per gli tutti gli archeologi delle Soprintendenze e degli Istituti universitari e di ricerca italiani e non solamente.
Ben al di là della frequentazione della leggendaria Biblioteca e della consultazione della ricca Fototeca, ciò che più di tutto si è bruscamente interrotto è stato un profondo rapporto scientifico, il senso di appartenenza ad una comunità che da sempre aveva eletto la sede di via Sardegna a luogo privilegiato del dialogo e del confronto.
Qui, attraverso gli incontri informali a margine del lavoro di ricerca, così come nelle tante occasioni di riunioni ufficiali su temi specifici, prendevano corpo senza soluzione di continuità nello scorrere dei giorni e degli anni, progetti scientifici comuni, collaborazioni di ricerca sul territorio, ma anche semplici discussioni e consigli che davano un importante sostegno all’indagine scientifica, alla formazione universitaria e un valore aggiunto all’operare, talora difficile degli Uffici di tutela.
Nel comune lavoro scientifico sui siti o sulle collezioni storiche italiani, generazioni di archeologi tedeschi e italiani hanno potuto confrontare metodi e conoscenze delle diverse scuole, trovando sempre nell’Istituto di Roma un luogo privilegiato di approfondimento, di studio e di verifica. Proprio questa caratteristica di reale integrazione scientifica tra le diverse componenti italiane, tedesche e in generale internazionali, ha reso da sempre l’attività del DAI un pilastro della ricerca storica, archeologica, epigrafica e in generale per l’Antichità, trovando in Roma il proprio naturale luogo di comunione feconda e di integrazione con le espressioni culturali e con l’eccezionale patrimonio archeologico della città.
Ora che il Germanico è chiuso da quasi due anni, avvertiamo la sua assenza e il peso sulla nostra comunità del vuoto che si è determinato. L’Istituto esiste e ne conosciamo, nonostante le difficoltà, l’attività scientifica sul territorio italiano da sempre svolta in stretta collaborazione con le Soprintendenze Archeologiche e gli Istituti universitari e di ricerca italiani e internazionali, ma ne avvertiamo la separatezza, la difficoltà ad esprimere appieno le proprie grandi potenzialità in una relazione continua con le altre istituzioni culturali presenti a Roma e in Italia.
Perché tutto questo non determini un ulteriore nocumento per il progresso della ricerca archeologica, noi crediamo e auspichiamo che sia urgente individuare un modo per riaprire subito anche in una sede provvisoria l’Istituto e gli strumenti per la realizzazione di una soluzione definitiva.
Per questo ci appelliamo alle Autorità tedesche e italiane, affinché Roma, l’Italia e l’Europa tutta vedano restituito alla piena attività scientifica e culturale, di confronto profondo sul destino del patrimonio archeologico, quella “casa madre” che per quasi 180 anni ha saputo svolgere con grande semplicità e autorevolezza, un ruolo importantissimo per la cultura italiana e non solamente, che oggi manca profondamente a tutti noi.
19 maggio 2008 |